L'addio a Edward

Una pagina di diario macchiata e scritta in un corsivo tremolante

Pagina
#10
Parte del capitolo:
Lore book icon Relitto
Relitto
#1

Era una sala maestosa. Il mio Signore era in piedi al centro, circondato dai suoi ospiti. Nell'angolo, con le braccia conserte, appoggiata a un pilastro, c'era colei che mi aveva sussurrato quelle parole, sebbene ora non mi prestasse alcuna attenzion...

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L'addio a Edward Pagina Una pagina di diario macchiata e scritta in un corsivo tremolante - nel database delle lore della Guida del New World

Era una sala maestosa. Il mio Signore era in piedi al centro, circondato dai suoi ospiti. Nell'angolo, con le braccia conserte, appoggiata a un pilastro, c'era colei che mi aveva sussurrato quelle parole, sebbene ora non mi prestasse alcuna attenzione, cosa che non mi rattristava affatto perché il mio Sole era uno e uno solo. "Signori e signore", disse la mia Luce, "tra noi c'è un nuovo membro della nostra casata". Si voltò verso di me, e con lui tutti gli occhi nella stanza. Percepii il loro odio, la loro gelosia, e la cosa mi entusiasmava. Certo che erano gelosi di me: Lui mi amava più di tutti. Mi pavoneggiavo nei miei abiti eleganti. Lui voleva me, non loro. Ero talmente rapito da questo pensiero che quasi non mi accorsi che un giovane si era seduto accanto a me. Stavo per colpirlo per aver distolto la mia attenzione dal mio Signore, quando Lui disse qualcosa di importante:

"Ricorda chi sei".

Inaspettatamente mi tornarono alla mente le parole della donna, e improvvisamente quelle parole erano tutto ciò che sentivo. Si schiantarono sulle mie orecchie come l'albero maestro della mia nave, spezzato dal fulmine, si era schiantato in mare. La voce del mio Signore si faceva sempre più lontana. Ricordarmi chi ero? Era l'ultima cosa che volevo! No, no! Sentii un tocco sulla mano. Era ancora quel giovane. Era mio fratello. Edward, era il suo nome. Strappai la mia mano alla sua presa e vidi il dolore nei suoi occhi.

"Ora accogliamo i nostri ospiti speciali!" Il mio Signore indicò una porta, dalla quale fuoriuscirono degli orrori viventi. Alcuni si reggevano sulle proprie gambe: era questa la loro unica somiglianza con gli esseri umani. Avevano la pelle cadaverica, mandibole simili a quelle degli insetti, con file serrate di denti lunghi e affilati come aghi che si incastravano tra loro dall'alto e dal basso. Erano denti fatti per lacerare la carne. Quasi gridai quando sentii di nuovo la mano di Edward sulla mia. Stavolta la stringeva forte, come in segno di avvertimento. "Calma il tuo cuore e ascolta attentamente, fratello. Ho stretto un patto con lei. È stata lei a risvegliarti. Ti aiuterà a fuggire da qui".

I servitori fecero il giro con un carrello di cibo... Ah, il cibo... Avevo dimenticato quanto fossi affamato. Due vassoi coperti. Non erano d'argento, ma di rame non lucidato. La mia fame mi aveva quasi fatto dimenticare il pericolo in cui ci trovavamo, ma poi sollevarono i coperchi. Con mio orrore, in un vassoio giaceva Talbot, arrostito fino a diventare croccante, mentre l'altro conteneva quella che sembrava essere una coscia umana. Li avrei mangiati se i miei pensieri fossero stati ancora offuscati? In preda all'agitazione mi feci questa domanda. Ma sapevo già la risposta. Quest'ultimo shock mi risvegliò completamente dal mio stordimento. "Non guardare", intimai a Edward, il cui viso rigato di lacrime mi rivelava che sapeva già tutto. "Vieni, fuggiamo insieme", implorai mio fratello minore mentre i mostri entravano silenziosamente e si avventavano sui servitori che fissavano apatici il vuoto mentre venivano divorati.

Ma Edward scosse la testa. Sarai più al sicuro se andrai da solo. Io non farei altro che rallentarti. Sorrise tristemente, con quelle sue piccole labbra pallide. E stavolta non distolse lo sguardo.

Quello sguardo mi avrebbe perseguitato. Lo lasciai lì. In quel banchetto degli orrori.

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