I non morti

Una pagina di diario macchiata e scritta in un corsivo tremolante

Pagina
#5
Parte del capitolo:
Lore book icon Relitto
Relitto
#1

Mentre rintoccava la terza campana, Satyre emise una risata acuta e secca, probabilmente sollevato da una prova così evidente di una civiltà nelle vicinanze. Marten sputò nella sabbia, per quale motivo non saprei dirlo. Le folte sopracciglia scure di...

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I non morti Pagina Una pagina di diario macchiata e scritta in un corsivo tremolante - nel database delle lore della Guida del New World

Mentre rintoccava la terza campana, Satyre emise una risata acuta e secca, probabilmente sollevato da una prova così evidente di una civiltà nelle vicinanze. Marten sputò nella sabbia, per quale motivo non saprei dirlo. Le folte sopracciglia scure di Petru si aggrottarono ancora di più risaltando, nette e marcate, contro la pelle del suo viso ormai pallido. Dopo aver sussurrato "strigoi" ancora una volta, inciampò e corse sulla sabbia verso il bosco ombreggiato, prima che qualcuno potesse fermarlo. Mi alzai e lo chiamai, ma il mio grido rimase inascoltato. Poi Edward si alzò in piedi tremante, ma non si voltò verso Petru. I suoi occhi si spalancarono in modo quasi comico mentre indicava l'acqua. Come a sottolineare il suo movimento, la sesta campana risuonò, e sembrava annunciare la nostra rovina. Con le spalle rivolte all'incessante tumulto, non vidi subito cosa fece cedere le gambe di Edward, né su cosa Talbot sfogasse la sua furia. Il terrore mi attraversò le vene, come riempiendole di pesante mercurio che soffocava la mia volontà di muovermi. Mi afferrò con le sue dita artigliate e sussurrò al mio orecchio: "Sciocco. Pensavi di essermi sfuggito, ma io sarò sempre con te."

Quando finalmente riuscii a girarmi, capii che le nostre vite erano perdute. Ciò che veniva dal mare verso di noi non apparteneva a questo mondo terreno. Le parole "uomini pesce" avanzarono sfacciatamente nella mia mente, prima di scrollarsi le spalle e tornare sgattaiolando nel groviglio confuso dei miei pensieri. Del resto si trattava di creature che non erano progenie né della terra né del mare. Potevano essere state concepite solo all'inferno. Un istante fu sufficiente. Troppo a lungo i nostri occhi si ingozzarono fino a star male, come ipnotizzati dall'incubo infinito davanti a noi. Un esercito di arti aggrovigliati dal mare e volti gorgoglianti, rosi dai pesci, emerse dalla schiuma marina mentre l'ultima eco dell'ultima campana svaniva oltre la riva. Fuggimmo come un sol uomo, rendendo vano il nostro dibattito durato ore, veloci quanto i nostri cinque corpi e quattro anime permettevano. Corremmo seguendo la scia di Petru. Corremmo senza preoccuparci di chi fosse con noi o in quale condizione. Corremmo solo per metterci in salvo in una sorta di folle e affannata frenesia.

Fu allora che i nostri guai cominciarono sul serio.



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